Pagine

venerdì 24 febbraio 2012

Heureux qui comme Ulysse...


La poesia di oggi è un classico della letteratura francese, tutti conoscono a memoria il primo verso ma spesso lo citano erroneamente come esortazione al viaggio. La lettura integrale invece rivela un tutt’altro significato: l’autore, Joachim du Bellay (1522-1560) ha trascorso diversi anni a Roma dove ha sofferto di nostalgia. Tuttavia sarebbe riduttivo fermarsi  al lirismo aneddotico perché questo testo rispecchia anche la teoria esposta dallo stesso autore nell’opera “Difesa ed illustrazione della lingua francese”. Secondo Du Bellay (insieme agli altri poeti della “Pleiade”) occorreva da una parte difendere la lingua francese dalla supremazia del latino e dall’altra renderla “illustre” , cioè darle dignità letteraria allo stesso titolo della lingua italiana. In questa ottica, la poesia segue scrupolosamente le regole di versificazione  ed esalta il paese natio, modesto ma caloroso, rispetto alla Roma altezzosa.

La poésie d’aujourd’hui est un classique de la littérature française, tous connaissent par cœur le premier vers mais on le cite souvent à tort comme une exhortation au voyage. La lecture intégrale du poème révèle au contraire une signification bien différente : l’auteur, Joachim Du Bellay (1522-1560), a passé plusieurs années à Rome où il souffert de nostalgie. Toutefois, il serait réductif de s’arrêter au seul lyrisme anecdotique car cette poésie reflète la théorie exposée par l’auteur dans la « Défense et illustration de la langue française ». Selon Du Bellay et les autres poètes de la Pléiade, il fallait défendre le français de la suprématie du latin et le rendre « illustre », c’est à dire lui donner la dignité de langue littéraire au même titre que l’italien. Dans cette optique, la poésie suit scrupuleusement les règles de versification et exalte le pays natal, modeste mais chaleureux, par opposition à une Rome présomptueuse.

 
Heureux qui, comme Ulysse, a fait un beau voyage,
Ou comme cestuy-là qui conquit la toison,
Et puis est retourné, plein d'usage et raison,
Vivre entre ses parents le reste de son âge !

Quand reverrai-je, hélas, de mon petit village
Fumer la cheminée, et en quelle saison
Reverrai-je le clos de ma pauvre maison,
Qui m'est une province, et beaucoup davantage ?

Plus me plaît le séjour qu'ont bâti mes aïeux,
Que des palais Romains le front audacieux,
Plus que le marbre dur me plaît l'ardoise fine :

Plus mon Loir gaulois, que le Tibre latin,
Plus mon petit Liré, que le mont Palatin,
Et plus que l'air marin la doulceur angevine.


Felice chi, come Ulisse, ha fatto un bel viaggio,
O come quello che conquistò il Vello,
Poi  è tornato, pieno di giudizio e ragione,
Vivere tra i suoi il resto della sua vita!

Quando rivedrò ahimè, del mio paesino
Fumare il comignolo, e in quale stagione
Rivedrò il recinto della mia casetta,
Che è per me una provincia e molto di più?

Di più mi piace il posto che hanno costruito i miei avi,
Che non dei palazzi romani la fronte audace,
Più del marmo duro mi piace l’ardesia fine:

Più la mia Loira gallica del Tevere latino,
Più il mio piccolo Liré del monte Palatino,
E più dell’aria marina la mitezza angioina.

3 commenti:

  1. Eh si.. anche a me "Di più mi piace il posto che hanno costruito i miei avi"!!!

    RispondiElimina
  2. Roma è Roma (nel senso che le grandi città o i luoghi più conosciuti sono sicuramente ricchi di occasioni ed opportunità)ma... spesso ci si dimentica di apprezzare e di vedere quante possibilità hanno anche i luoghi più piccoli

    RispondiElimina
  3. Personalmente,nell'arco della mia vita,ho passato varie fasi...anche quella in cui avrei preferito "Roma"(nel senso di grande città,appunto) al mio paesello.Ora invece sono entrata nella fase opposta..Anche se non sono certa che sarà quella definitiva!In ogni caso,a prescindere dalla grandezza,credo che ci si trovi bene nei luoghi in cui,per qualche motivo,si sentono le proprie radici.Nel mio caso,non la mia città natale,nè quella in cui vivo,ma il piccolo paese dove abitava mia nonna.

    RispondiElimina